È arrivato il momento di abbandonare Instagram?

15 Apr, 2019 | Strategie

Nei giorni scorsi, Lush ha comunicato urbi et orbi, a mezzo social, che avrebbe abbandonato i social. E la notizia, almeno in certi ambienti, ha fatto un certo scalpore.

Ho letto di tutto e di più. Ecco un riassunto.

  • È una furbata, un’operazione di marketing.
  • I loro social erano gestiti malissimo, ovvio che non ottenevano risultati.
  • Eh vabbè, ma Lush è un’azienda conosciuta in tutto il mondo, ci credo che può fare a meno dei social.
  • Che pezzenti che non vogliono investire in pubblicità.

Al di là delle opinioni che lasciano il tempo che trovano perché si basano sul nulla, mi piacerebbe partire da qui per provare a fare delle considerazioni un po’ più generali e, spero, utili sulla questione crisi dei social – e in particolare crisi di Instagram.

Lush e gli algoritmi cattivi

Ci sono alcuni passaggi assai interessanti nel comunicato di Lush.

We are tired of fighting with algorithms, and we do not want to pay to appear in your newsfeed.

Due grandi classici: gli algoritmi cattivi da una parte e non voglio dare i soldi a Zuckerberg dall’altra.

So we’ve decided it’s time to bid farewell to some of our social channels.

Quel some la dice lunga, anzi dice tutto. Sembrerebbe, infatti, che Lush abbia deciso di abbandonare Instagram e Facebook, forse anche Twitter, ma non Pinterest e YouTube. Perché? Probabilmente perché Pinterest e YouTube non sono in crisi. O almeno sono meno in crisi di altri social. Del resto, su Pinterest e YouTube, che pure sono governati da algoritmi cattivi, ci si può giocare una carta molto potente, quella della SEO.

Chiara Ferragni impanicata

Qualche settimana prima era successa un’altra cosa, secondo me molto più significativa.

Una Chiara Ferragni impanicata aveva fatto delle IG stories chiedendo ai suoi milioni di follower: “Avete visto i post che ho pubblicato sul feed stamattina e a ora di pranzo?”. E via col sondaggio:Sì? No? Mancava solo RISP È IMP!!!, ma era abbastanza implicito.

Evidentemente quei post non stavano performando bene, non stavano facendo i numeri che avrebbero dovuto fare. E infatti le interazioni erano poche e scadenti. E giustamente Chiara ha cercato di aumentare le interazioni sulle storie, sapendo che da quelle interazioni avrebbe tratto beneficio anche il feed.

Ecco, quando ho visto la Ferragni sull’orlo di una crisi di nervi, ho avuto la conferma di quello che pensavo ormai da mesi: anche Instagram è arrivato al capolinea.

Call me Cassandra

Che Instagram è morto lo dico da mesi.

No, non ho una sfera di cristallo e non ho consultato tarocchi o fondi di caffè. Ho semplicemente osservato, raccolto numeri e dati, analizzato, e tratto delle conclusioni. In altre parole, ho fatto il mio lavoro.

Non mi stupisce più di tanto che chi usa i social per raccontare e promuovere la propria attività non se ne sia accorto a tempo debito. Ma mi fa arrabbiare che chi invece si occupa di comunicazione e marketing online non abbia visto o abbia finto di non vedere. Forse per poter vendere ancora per qualche mese la favoletta di Instagram social del momento.

Sia quel che sia, i fatti sono fatti e sono chiari: crollo della reach organica e delle interazioni anche su Instagram.

Se vuoi che qualcuno veda quello che pubblichi, devi cacciare i soldi.

Vuoi cacciarli? Impara a fare delle campagne come Dio comanda.

Non vuoi cacciarli? Abbandona la barca, senza rimpianti. Perché sbattersi per creare contenuti che non portano risultati di alcun tipo, francamente, non mi sembra una buona idea

I canali proprietari

L’unica via sensata sono i canali proprietari, e cioè il sito con il blog e la newsletter. Senza se e senza ma. E non da oggi. E pure questo l’ho scritto così tante volte che quasi mi vergogno di ripeterlo ancora.

E non basta, perché sito, blog e newsletter non possono essere buttati lì e tirati via.

  • Il sito deve essere pensato e progettato con criterio, attorno agli obiettivi. E il blog anche.
  • I post che scriverai e pubblicherai dovranno spaccare, e possibilmente essere ottimizzati in ottica SEO.
  • La newsletter deve essere interessante, chi si iscrive deve aver voglia di restare e non di cancellarsi tre secondi dopo aver scaricato il tuo prodotto gratuito.

Sono tutte questioni cruciali che vengono affrontate nella prima stagione di Rock that biz.

La distribuzione dei contenuti

Un’altra questione cruciale è quella della distribuzione dei contenuti. Fino a qualche tempo fa, bastava dire su Facebook o su Instagram che c’era un nuovo post sul blog o un nuovo video su YouTube e le letture e le visualizzazioni fioccavano. Ora non funziona più così.

Se vuoi che chi ti segue (o ti seguiva) sui social sappia che c’è un nuovo post sul blog o un nuovo video su YouTube devi percorrere altre strade.

  • Una è cacciare i soldi, come dicevo prima.
  • Un’altra è usare la newsletter – se non hai una newsletter, mettici le pezze e pure in fretta.
  • Poi c’è l’opzione Telegram – che io sto testando ma, lo ammetto, per ora senza grossi risultati.

Senza dimenticare che i social non sono solo Facebook e Instagram. Ce ne sono altri: i già citati Pinterest e Google, per esempio. Ma anche piattaforme forse più di nicchia, ma non per questo meno interessanti – da Linkedin in giù. L’importante è scegliere quelli giusti per te e per il tuo business.

La questione della distribuzione dei contenuti, però, è delicata e anche abbastanza complessa. E non si può liquidare in un paio di paragrafi. Ne riparleremo.

♫ Instagram – Ernia

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