L’ASSASSINO TIMIDO

17/06/2020 | degni di nota

Un libro alla Carrère?

Me l’avevano venduto come un libro alla Carrère. Anzi no, mi tocca essere più precisa.

Dopo aver letto Vite che non sono la mia e aver deciso che Carrère ha inventato un genere da me battezzato autruifiction, sulla falsa riga di autofiction, mi è venuta voglia di leggere libri dove si parla di altri come pretesto per parlare di sé. Le mie valenti amiche mi hanno suggerito qualche titolo e io ho scelto L’assassino timido di Clara Usón.

Ora, all’inizio ero un po’ perplessa, anche perché di Carrère non vedevo nemmeno una pallida ombra. E, direte voi, Ma se vuoi leggere Carrère leggi Carrère, mica devi cercare Carrère nei libri che non ha scritto Carrère. E dico io, Avete ragione.

Fatto sta che all’inizio ero un po’ perplessa, e addirittura non sapevo se sarei arrivata alla fine – tanto che avevo già scattato una foto per provare a rivendere il libro. Piano piano, però, la perplessità è scemata, e ho cominciato a pensare, Dai, non lo vendo, lo scambio con un altro libro di Clara Usón, magari con La figlia – ed è un buon segno, significava che dentro di me avevo maturato la decisione di leggere altro di quella autrice.

Poi, d’un tratto, è comparso Wittgenstein, la perplessità ha lasciato il posto allo stupore e sono arrivata alla fine del libro spedita, a tratti incantata.

Oggetto letterario non identificato

No, L’assassinio timido non ha niente a che vedere con Carrère, ma mi ha fatto pensare a un altro libro che ho amato moltissimo, e cioè all’Idiota di Elif Batuman.

E mi rendo conto che continuo a chiamarlo libro e non romanzo, inconsciamente ma non troppo. Perché L’assassinio timido è un oggetto letterario non identificato che contiene di tutto un po’: memoir, true crime, filosofia. E no, non è una palla mortale, anzi.

Certo, si parla di suicidio – Pavese aveva definito i suicidi degli assassini timidi. Ma, in realtà, è un libro lieve, a tratti molto divertente, virtuoso, labirintico e molto piacevole. Sì, è un bel libro.

Toh, mi è sembrato di vedere un Wittgenstein

Ma dicevo che è stata l’irruzione di Wittgenstein a conquistarmi. E qui devo aprire una parentesi. Non sono una filosofa ma ho studiato Wittgenstein (come tutti i disgraziati che inseriscono Filosofia del linguaggio nel piano di studi di Lingue e letterature straniere – solo che io preparai l’esame, mi presentai, mi alzai a metà, conscia di non sapere niente, salvo poi scoprire che un 24 lo avrei pure strappato, e corsi in segreteria a sostituire quella materia troppo ostica con una più rassicurante Letteratura dei paesi in lingua inglese II). Ora, non so per quale ragione, ma a distanza di oltre vent’anni, Wittgenstein continua a esercitare su di me un fascino perverso. Non solo, di riffa o di raffa, Wittgenstein torna in alcuni libri che mi sono piaciuti particolarmente – L’assassino timido ma anche La scopa del sistema di David Foster Wallace e qualcos’altro che ora dimentico, e poi mi viene anche in mente che sono anni che vorrei leggere L’amante di Wittgenstein di David Markson di cui non avevo capito del tutto Vanishing Point.

E qui potrei aprire un’altra parentesi che riguarda la presenza o l’assenza di un paio di virgole nella settima proposizione, quella che chiude il Trattato: di ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere oppure su ciò di cui non si può parlare si deve tacere? Ma ho già divagato troppo e vorrei tornare al libro, quindi fate come se questa seconda parentesi non ci fosse nemmeno.

L’assassino timido

Il libro, dicevamo. Bello, forse molto bello. Per quanto sbilenco, l’architettura è perfetta: e se per un po’ potrebbe sembrare che Clara Usón faccia voli pindarici e salti di palo in frasca, raccontandoci un po’ della sua famiglia, un po’ dell’attrice Sandra Mozarowsky, un po’ della famiglia Wittgenstein e di Wittgenstein (che simpatico personaggio, vi giuro!), e un po’ del re Juan Carlos e delle sue presunte amanti (viene citata pure Raffaellona Carrà), in realtà tutto si tiene, in maniera quasi miracolosa.

Non so a che tipo di lettore consiglierei L’assassino timido, ma so a quale tipo di lettore non lo consiglierei: a chi ha bisogno di leggere un romanzo tradizionale, con un impianto classico – bellissimi, tra l’altro, i romanzi tradizionali con un impianto classico, eh. Se invece subite il fascino degli oggetti letterari non identificati, be’, è un libro che potreste apprezzare.

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