Casalinga disperata

27 Giu, 2017 | Felicità

Cenerentola? No, grazie

Amo l’ordine e la pulizia. Non credo di avere un disturbo ossessivo-compulsivo, o almeno non in forma grave. Quando guardo Malati di pulito per esempio, e vedo tizie che passano l’aspirapolvere quattro o cinque volte al giorno o che fanno il bagno ai figli con la candeggina, un po’ rido e un po’ inorridisco. E mi convinco di essere ancora sana. Insomma, mi piace vivere in una casa ordinata e pulita, ma senza esagerare.

All’inizio della mia vita adulta e indipendente in verità, consideravo questa cosa di mettere in ordine e fare le pulizie una punizione divina. Tipo: “Donna, tu partorirai con gran dolore e dovrai pure sbrigare le faccende di casa”. Quando mi toglievo i vestiti, li abbandonavo su una sedia in camera da letto per giorni, finché non li buttavo in lavatrice. Quando facevo la spesa, mi affrettavo a mettere la roba fresca in frigo, ma lasciavo tutto il resto nelle buste, finché le buste non si svuotavano a forza di prelevare una scatola di pelati o un pacco di pasta. E nel fine settimana vestivo i panni di Cenerentola. Iniziavo a mettere in ordine il sabato mattina e finivo di pulire la domenica pomeriggio.

Quando ne ho avuto abbastanza, perché io il sabato e la domenica volevo andare al cinema o a fare shopping o a passeggiare in centro o a farmi un bagno al mare, ho cambiato abitudini.

5-15 minuti e passa la paura

Mi sono ispirata al metodo di mamma, ovvero: fai una faccenda al giorno, tutti i giorni, così niente sarà mai trascurato e la casa sarà sempre ordinata e pulita. Mia madre applica il metodo in modo per così dire marziale, io sono più flessibile e mi limito a fare qualcosina ogni giorno. Per organizzarmi uso essenzialmente due cose: il Bullet Journal e il buon senso.

Sul Bullet Journal ho una pagina dove ho elencato una serie di cose che ci si può smazzare in 5-15 minuti:

  • caricare la lavatrice
  • stendere i panni
  • piegare e conservare i panni
  • spazzare per terra
  • pulire il bagno
  • pulire la macchina a gas

Cose che se le fai quando hai un attimo libero si rivelano indolori, mentre se le accumuli e finisci per doverle fare tutte assieme, ti trasformi in Cenerentola. Ora ho la casa sempre mediamente ordinata e pulita e quando arriva il venerdì, che è il giorno in cui faccio le pulizie vere, la sfango in un pomeriggio.

La sindrome di Bree Van De Kamp

Ci sono faccende che si fanno tutti i giorni o tutte le settimane o comunque con una certa frequenza. E ci sono faccende che si fanno una volta ogni mille anni, le terrificanti pulizie di primavera. Ma veramente c’è chi pulisce il forno o le persiane solo una volta all’anno? Ma soprattutto: quando arriva la primavera, l’ultima cosa che voglio è rinchiudermi in casa in modalità Cenerentola.

Anche in questo caso mi sono affidata e mi affido al Bullet Journal e allo spread casalinga disperata, un elenco calendarizzato delle faccende che chiamerei cicliche:

  • pulire il forno
  • pulire il frigo
  • ordinare e pulire la dispensa
  • pulire gli stipetti del pentolame
  • svuotare e pulire l’armadio
  • svuotare e pulire il cassettone
  • lavare i copriletti
  • lavare i piumoni

Quando lo spirito di Bree Van De Kamp si impossessa di me, apro il BuJo, con un colpo d’occhio vedo cosa ho trascurato negli ultimi tempi e mi rimbocco le maniche. E in primavera me ne vado al parco o in spiaggia.

Non ho lavato i piatti con lo Svelto

Purtroppo non mi sono inventata niente e forse non si è inventata niente nemmeno mia madre. L’ho scoperto di recente, quando mi sono imbattuta nel metodo FlyLady. Il principio è abbastanza semplice: pian pianino integrerai le faccende di casa nella tua routine debellando disordine e disorganizzazione. Ammetto di non avere approfondito più di tanto, perché sono già a posto su questo fronte, però ho ceduto al fascino del lavello.

Devo aprire una parentesi: odio lavare i piatti, soprattutto la sera. Dopo cena, voglio solo spalmarmi sul divano a fare binge-watching finché riesco a tenere gli occhi aperti. Infatti, per tanto tempo, la mia casetta ordinata e pulita ha avuto un unico, grosso neo: il lavello incasinato. Perché dopo cena lasciavo i piatti lì (però con acqua calda e detersivo, visto che non sono una sprovveduta), e l’indomani ci aggiungevo anche quelli del pranzo. Finché la sera, prima di prepararmi da mangiare, non mi toccava lavare tutto.

Così ho provato a riflettere sul lavello. Ho preso l’americanata con le pinze e mi sono limitata all’essenziale. Adesso lavo i piatti dopo pranzo e dopo cena, e do anche una passata di spugna e sgrassatore al lavello. Ogni santo giorno.

Ancora una volta, benedetto sia il Bullet Journal. Per un paio di mesi, “lavare i piatti” è stata una delle voci del mio habit tracker settimanale. All’inizio la spuntavo un giorno sì e due no, poi a giorni alterni, poi tre giorni sì e uno no. Finché lavare i piatti è diventata parte integrante della mia routine e la voce è sparita dall’habit tracker.

♫ Frosinone – Calcutta

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