Ciao, sono Chiara Manfrinato:
traduttrice, editor e stratega.

Nascita e morte di una pallavolista

Nasco in una calda mattina di agosto del 1978, a Palermo, e non ricordo moltissimo della mia vita fino ai dieci anni quando, giocando a pallavolo – convinta che sarei diventata, un giorno, una Kaori Takigawa in carne e ossa – mi rompo una gamba, mi mettono un gesso che dovrò tenere la bellezza di cinquanta giorni, costringendomi a restare segregata in casa per un mese intero, e scopro i libri. Durante la clausura divento una lettrice.

Recupero tutti i classici per l’infanzia che ho ricevuto in regalo negli anni e che non ho mai degnato di uno sguardo: da Piccole Donne a Incompreso, passando per Il mago di Oz e La piccola principessa. Poi, piano piano, amplio i miei orizzonti.

Nel frattempo maturo una dolorosa consapevolezza: non diventerò mai una Kaori Takigawa in carne e ossa, così comincio a chiedermi cosa voglio fare da grande. Decido che lavorerò con i libri – lo spettro delle possibilità è sterminato: oscilla da libraia a “quella che decide cosa si pubblica”.

In principio fu la traduzione

Negli ultimi anni di università, in maniera un po’ casuale, scopro la traduzione. Le tappe fondamentali sono tre:

  • leggo American Psycho di Bret Easton Ellis, nella traduzione ormai non più in commercio di Pier Francesco Paolini; capisco di essere di fronte a un grande romanzo e a un grande scrittore ma qualcosa non mi torna – che sia la traduzione?
  • leggo Zazie dans le métro di Raymond Queneau, prima in lingua originale e a seguire nella traduzione di Franco Fortini; in certi momenti penso: Wow, che genio il traduttore, e in altri: Oddio no, potevi fare di meglio, zio!
  • leggo Orlanda di Jacqueline Harpman, solo in lingua originale perché, con sommo dispiacere, scopro che non esiste un’edizione italiana, e giuro a me stessa che un giorno, quel libro lo tradurrò io – spoiler: l’ho tradotto davvero.

Mi laureo, seguo un corso sul lavoro editoriale e – miracolo! – comincio a lavorare come traduttrice e redattrice freelance.

Parigi val bene una strategia

Dal 2010 al 2014 vivo a Parigi e mi ritrovo catapultata nell’ambito della comunicazione. Divento digital strategist, lavoro che svolgo prima dagli open space di alcune agenzie, per clienti più o meno megagalattici, e poi dal mio piccolo appartamento nel cuore di Belleville – il quartiere della famiglia Malaussène.

L’eterno ritorno

Torno in Italia, e continuo a fare quello che sono fare bene: la traduttrice, l’editor e la stratega.

In tutti questi anni, fatta eccezione per qualche periodo di blocco fisiologico, non ho mai smesso di leggere.

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