Noi freelance ci raccontiamo male?

4 Set, 2018 | Branding

Miti e luoghi comuni sui freelance

La settimana scorsa ho pubblicato un video dove parlavo di alcuni miti e luoghi comuni sulla vita da freelance. Tipo: un freelance non ha orari, può lavorare in pigiama, non è costretto ad avere a che fare con i colleghi.

Il mio video ovviamente non aveva la pretesa di coprire la sterminata gamma dei miti e dei luoghi comuni sulla vita da freelance. Un video non sarebbe bastato. Probabilmente non sarebbe bastato nemmeno un documentario di due ore. E forse nemmeno una serie tv con tredici episodi da quaranta minuti.

Mi sono limitata a citare miti e luoghi comuni con i quali, ne sono certa, ogni freelance ha dovuto fare i conti almeno una volta nella vita. Ne ho sacrificati tantissimi, per una questione di tempi. E molti altri mi sono sicuramente sfuggiti.

Tanti dei miti e dei luoghi comuni di cui non ho parlato nel video hanno però fatto capolino altrove. Nei commenti su Youtube e sulle storie di Instagram.

Alcuni dei miti e dei luoghi comuni che sono venuti fuori non mi hanno sorpresa più di tanto, altri sì.

E sono contenta di aver girato e pubblicato quel video impacciato e imperfetto perché mi ha permesso di confrontarmi con altri freelance. E quel confronto mi ha dato da pensare.

Lo sapevi che… ?

Sapevo che un freelance non ha orari, può lavorare in pigiama, e non è costretto ad avere a che fare con i colleghi. Lo sapevo perché me lo hanno detto centinaia di volte.

Ma non sapevo tante altre cose.

Per esempio che un freelance può stare sempre in giro o in vacanza. Che un freelance dovrebbe cercarsi un lavoro vero. Che un freelance in realtà campa con i soldi di mamma e papà. Che un freelance guadagna cifre da capogiro.

Insomma, tutto e il contrario di tutto.

Ora, io sono freelance ed è assai probabile che anche tu sia freelance o che lavori in proprio, quindi sappiamo entrambi che la nostra vita è un po’ diversa da come viene immaginata da chi non la conosce perché non l’ha mai vissuta e sperimentata.

E capisco che la reazione istintiva sarebbe quella di rispondere: Ma che ne sai tu che sei sempre stato dipendente?

Legittimo, per carità. Però, secondo me, dovremmo fermarci un attimo e fare un po’ di autocritica.

Forse noi freelance ci raccontiamo male

Mi sono chiesta: E se tutti quei miti e luoghi comuni sui freelance fossero una conseguenza del modo in cui noi ci raccontiamo? Non è che per caso ci raccontiamo male?

E mi sono risposta di sì.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, non voglio puntare il dito, e non voglio nemmeno tirarmi fuori.

Però prova a pensarci. Prova a pensare a come ti racconti online (e non solo) e a come si raccontano i freelance che conosci e segui.

Ho l’impressione che quei miti e quei luoghi comuni contribuiamo a crearli, alimentarli e rafforzarli.

Abbiamo questa tendenza a raccontare e a mostrare solo il bello della vita da freelance. E a omettere del tutto, o comunque in larga parte, il resto. Il lato oscuro, insomma.

Scrivanie immacolate, con quaderni bellissimi, evidenziatori color pastello e piantine in perfetta salute. Scorci di casa e studio che sembrano usciti da Pinterest. Selfie sempre sorridenti, in giro per l’Italia e per il mondo.

Parliamo di quanto amiamo il nostro lavoro, di quante gioie ci regali il nostro lavoro. Dei nostri piccoli e grandi successi.

E i dolori? Su quelli, il più delle volte, taciamo. O ne parliamo solo tra di noi, in luoghi protetti e chiusi.

E se cominciassimo a raccontarci meglio?

Ecco perché penso che non dovremmo stupirci quando ci dicono: Che bello, puoi svegliarti quando vuoi, puoi lavorare in pigiama, puoi andare in vacanza quando ti pare. E tutto il cucuzzaro.

Se del resto non parliamo, non possiamo pretendere che gli altri sappiano che c’è anche quello.

Forse è arrivato il momento di ripensare il modo in cui ci raccontiamo. E magari di cominciare a raccontarci meglio, in una maniera meno edulcorata e più vicina alla realtà. Di aprire la porta, o almeno uno spiraglio.

È qualcosa che, secondo me, dobbiamo a noi stessi, ancora prima che a chi non ha mai sperimentato la vita da freelance.

♫ Dietro la porta – Cristiano De André

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3 Commenti

  1. Clara

    Il lato oscuro dei freelance, già. Bello questo post. La fatica quotidiana, fisica ed emotiva, dell’essere freelance. Tanto per cominciare, e non sempre è una scelta.

    Rispondi
    • Chiara Manfrinato

      Cosa non è sempre una scelta? Essere freelance? In quel caso, però, per me è una specie di palazzo costruito su fondamenta fragili.

      Rispondi
      • Clara Nubile

        Essere freelance, sì. Per me è ancora una scelta, ma non sempre. Bella l’immagine del palazzo su fondamenta fragili. Per me diciamo che è una palafitta 😉

        Rispondi

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