I contenuti gratuiti uccidono i contenuti a pagamento?

4 Mar, 2019 | Strategie

I contenuti gratuiti uccidono i contenuti a pagamento?

Qualche mese fa, mentre il progetto Rock that biz! cominciava a prendere forma e, insieme a Rock that biz!, cominciava a prendere forma anche il progetto Ti fidi di me?, un amico mi ha chiesto: Non hai paura che i contenuti gratuiti possano uccidere gli altri contenuti, quelli a pagamento?

Visto che probabilmente non sai di cosa sto parlando, ti do un po’ di contesto, così puoi seguire meglio il ragionamento.

Il mio 2019 è nato e si svolgerà sotto il segno di Rock that biz!, una serie di video a pagamento, e sotto il segno di Ti fidi di me?, dei video gratuiti che pubblico sul mio canale YouTube.

Rock that biz! e Ti fidi di me? procedono a braccetto. Escono quasi in contemporanea, ogni mese. E ogni mese affrontano lo stesso argomento: a gennaio è toccato alla about page, a febbraio alla sales page, a marzo è stato il turno del sito (qui trovi tutti gli episodi della prima stagione di Rock that biz! e puoi intuire quali saranno gli argomenti dei prossimi video di Ti fidi di me? – per non perderteli, ti consiglio vivamente di iscriverti al canale YouTube, o ancora meglio, al canale Telegram).

Alla luce di quello che ti ho appena detto, ti renderai conto che l’osservazione del mio amico non era e non è affatto peregrina o campata in aria; anzi, è indubbiamente legittima oltre che sensata.

Insomma, chi è disposto a pagare per qualcosa che può avere gratis?

Due cose diverse

Nel caso specifico, però, c’è un errore di fondo: Ti fidi di me? e Rock that biz! sono due cose diverse.

Sono diversi i format, se mi lasci passare il termine, e sono diversi i contenuti.

Nel primo episodio di Ti fidi di me?, per esempio, per provare a spiegare come si scrive una about page che spacca, ho rivoltato come un calzino la pagina chi sono di Nicoletta a.k.a. Miss Wonder Rain, e analizzando i punti forti e i punti deboli della sua pagina, ho cercato di trarre delle conclusioni che mi auguro possano essere valide per un buon numero di spettatori e persone.

Nel primo episodio di Rock that biz!, l’approccio è completamente diverso. Lì non si parte da una about page, non si smonta per rimontare, ma si procede esattamente all’inverso.

Vale per il primo episodio, così come per il secondo, così come per il terzo (che è appena uscito ed è una bomba – qui puoi guardare il teaser), così come vale per tutti quelli che verranno di qui alla fine dell’anno.

Volendo usare una metafora, un video di Ti fidi di me? è l’equivalente di una ristrutturazione: hai comprato una appartamento, butti già qualche parete per riorganizzare gli spazi, ripiastrelli e cambi i sanitari in bagno, e dai una ritinteggiata. Un episodio di Rock that biz!, invece, è l’equivalente di una progettazione: hai comprato un terreno, sopra non c’è niente di niente, e da zero, cominciando dalle fondamenta, ci costruisci la casa che esiste solo nei tuoi sogni.

Possibili scenari

A proposito di cose diverse, sono due cose diverse un post blog e un manuale su come scrivere testi per il web in ottica SEO. E sono diversi un video tutorial di pochi minuti e un workshop in aula di svariate ore su come editare foto usando Lightroom.

Se non so assolutamente niente di SEO copywriting, un post blog può insegnarmi qualcosa. Ma è chiaro che se leggo un manuale sul SEO copywriting imparerò molte più cose. Se mi appassiono e voglio diventare una SEO copywriter mi toccherà leggere altri libri, seguire corsi e continuare a formarmi.

Lo stesso vale per il tutorial sulla post-produzione di foto. Se non ho mai usato un programma o un app di fotoritocco, il tutorial mi insegnerà qualcosa. Ovviamente se decido di seguire un workshop in aula, le cose che imparerò saranno di più. E, come nell’esempio precedente, se voglio diventare quella che assottiglia fianchi e rassoda chiappe per le foto di copertina di [magazine femminile a caso], mi toccherà studiare e smanettare un bel po’.

Insomma, nessuno è disposto a pagare per avere qualcosa che può avere gratis. Ma c’è chi è disposto a pagare per approfondire qualcosa che ha avuto gratis.

È il content marketing, bellezza

È su questo principio che si fonda il content marketing, quello che faccio io e quello che probabilmente fai anche tu.

Crei contenuti totalmente gratuiti, come può esserlo un post blog o un PDF da scaricare quando ci si iscrive alla newsletter o un video su YouTube o che so io, per promuovere la tua attività, perché statisticamente su 100 persone che avranno usufruito di quel contenuto gratuito, due o tre decideranno di acquistare un tuo servizio.

È un grosso sbatti – del resto, come dicevo altrove, il content marketing è roba da eroi – ma  se i contenuti che proponi gratuitamente sono validi, e se i tuoi servizi e i tuoi prodotti lo sono altrettanto (anzi, di più), secondo me ne vale la pena.

♫ Killer Game – Salmo (feat. Gemitaiz & Madman)

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