L’ESERCIZIO

21/04/2020 | degni di nota

Di relazioni complicate ne ho diverse: non solo con l’editoria ma anche con la narrativa contemporanea italiana, per dire.

Badate bene, non con la narrativa contemporanea tout court, ma solo con quella italiana. Perché, in generale, non ho grossi problemi con la narrativa contemporanea americana, inglese, francese.

E la conseguenza è semplice: di narrativa italiana ne leggo poca, troppo poca. A intervalli più o meno regolari, però, mi dico che dovrei leggerne di più. Mi armo di buona volontà, e il più delle volte rimango profondamente delusa, così torno alle mie certezze: i classici, il 900 italiano, i russi, i miei scrittori del cuore.

Negli ultimi mesi, mi sono veramente sforzata. Mi ero addirittura posta un obiettivo per me mastodontico, ovvero: leggere tutti i 12 semifinalisti allo Strega. Ne ho letti tre: uno orrendo, uno mediocre, uno ok ma non esaltante. Ho deciso di non proseguire e di catalogare l’esperienza tra le cose divertenti che non farò mai più.

Però non mi sono arresa e ho cominciato a leggere qualche libro che, probabilmente, finirà tra i candidati allo Strega del prossimo anno. Finora ne ho letti due: uno prometteva meraviglie ma si è rivelato, pure lui, ok ma non esaltante; un altro mi è piaciuto molto e ho deciso di parlarvene.

L’esercizio di Claudia Petrucci

Il romanzo italiano contemporaneo che ho letto pochi giorni fa e che mi è piaciuto molto è L’esercizio di Claudia Petrucci.

È un romanzo d’esordio quindi il rischio che mi lasciasse quel senso di boh era altissimo. Invece è stata una bellissima sorpresa. Perché L’esercizio è un romanzo originale, stratificato, spiazzante.

Romanzo, sì, ho detto romanzo

Occhio, questo è un romanzo – non un memoir, non una autofiction, non una cronachetta, non un ibrido di vario tipo; è proprio un romanzo.

C’è un intreccio e ci sono dei personaggi. E soprattutto c’è un’idea di fondo che viene sviluppata.

Claudia Petrucci è brava a maneggiare con cura una materia narrativa ricca e complessa, mantenendosi sempre in equilibrio tra la storia e la tesi.

Quando tutto sembra scritto, tutto viene riscritto

All’inizio, L’esercizio potrebbe sembrare un libro sul precariato esistenziale – periferia milanese, appartamenti squallidi, un impiego al supermercato, grigiore, insoddisfazione generale, difficoltà di comunicazione.

Ma dopo il lungo antefatto, c’è un plot twist: un incontro casuale riporta Giorgia al passato, al teatro, e risveglia la malattia. È una vera e propria deflagrazione: il coma, la lunga degenza, il riaffiorare di un passato doloroso e a lungo taciuto.

Ed è lì che viene il bello: contro ogni previsione, l’intento della giovane autrice non è quello di riversare sul lettore secchiate di dolore più o meno gratuito, toccando tasti e corde che facciano scattare il meccanismo dell’empatia indotta – grazie al cielo. A quel punto, quando tutto sembra scritto, tutto viene riscritto.

Filippo e Mauro, rispettivamente compagno e mentore di Giorgia, hanno un’intuizione. Hanno capito come funziona il cervello di Giorgia, qual è il meccanismo di autoprotezione che le ha permesso di condurre una vita apparentemente normale negli ultimi anni, arginando e seppellendo la malattia. Giorgia ha bisogno di un copione. Così decidono di scriverlo. E di riscriverlo, quando si accorgono che il risultato della prima stesura non è proprio soddisfacente. E di scriverlo ancora, quando il risultato della seconda stesura si rivela fallimentare.

Romanzo squisitamente metanarrativo

Romanzo sull’identità, certo. Ma anche, e soprattutto, romanzo squisitamente metanarrativo. Tanto che leggendolo, mi è venuto in mente Frankenstein di Mary Shelley, mi è venuto in mente il Pirandello dei Sei personaggi in cerca d’autore, mi è venuto in mente La donna perfetta di Ira Levin, e mi è venuto in mente anche un romanzo che vi dirà pochissimo, se non niente, perché non è mai stato tradotto e pubblicato in Italia, Being written di William Conescu.

Giudizio

Ve lo straconsiglio – perché è bello e perché potrebbe diventare uno dei casi editoriali dell’anno.

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