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Le cose cambiano

20 Nov, 2017 | Branding

Una specie di rebranding

Ehi, ma cosa succede? Sei appena partita e già fai rebranding? Cos’è? Sei completamente impazzita?

Ti vedo, lo so che è quello che stai pensando.

La verità è che non ho proprio fatto rebranding. Ho semplicemente aggiustato il tiro, perché ero partita troppo presto e quindi c’erano un bel po’ di cose sghembe che dovevo raddrizzare.

  1. Dovevo riprendermi il mio nome e cognome e uccidere Wordaholique.
  2. Dovevo farmi creare una visual identity che mi somigliasse davvero.
  3. Dovevo focalizzare meglio il mio target e quindi modellare meglio la mia offerta.

Wordaholique è morta, viva Chiara Manfrinato

Perché quando mi sono rimessa in proprio non ho subito scelto il mio nome e cognome?

Per prima cosa perché il dominio www.chiaramanfrinato.com non era disponibile.

Quel dominio era stato mio per tanto tempo quando facevo la traduttrice. Poi ho cambiato vita, non l’ho rinnovato, e qualcuno (che nemmeno si chiama Chiara Manfrinato) se l’è preso. Amen.

E io sono stata così superficiale da non pensare che potevano esserci delle alternative, tipo www.chiaramanfrinato.it, che infatti è il mio nuovo dominio.

E non ho scelto il mio nome e cognome anche per tante altre ragioni, una più stupida dell’altra.

Non solo non ho scelto il mio nome e cognome, ma ho aggravato la situazione optando per una roba difficile da pronunciare, difficile da scrivere, e che con quello che faccio c’entrava come il due di coppe quando la briscola è a mazze. Wordaholique? WTF!

Apri Canva, chiudi Canva

Perché quando mi sono rimessa in proprio non mi sono subito fatta creare una visual identity?

Per un miliardo di ragioni, una più sbagliata dell’altra.

Perché volevo che se ne occupasse un mio caro amico che è anche un grafico bravissimo, perché pensavo non fosse una priorità, perché non ero pronta a investire dei soldi per quello, perché c’era Canva.

Credo di aver fatto fuori un intero blocco per schizzi, abbozzando idee di logo, tra cui una roba improponibile: una W stilizzata che ricordava una corona.

Poi ho aperto Canva, ho scelto un colore, ce ne ho appiccicati accanto altri due completamente a caso, e via. L’orrore.

Fino a quando non ho deciso di mettermi nelle mani di Tamara. Che ha fatto magie. Se vuoi sapere com’è nata la mia visual identity, te lo racconta proprio lei.

Ideale, troppo ideale

È stato abbastanza scontato fin dall’inizio che sarei dovuta tornare sul nome e sulla visual identity, che avrei dovuto metterci le pezze.

Ma non immaginavo che avrei dovuto mettere meglio a fuoco il mio target e di conseguenza anche sistemare qualcosa all’interno della mia offerta, non così presto.

Però è successo. Anche se non per caso.

Quando ho cominciato sapevo molto bene qual era il mio target e avevo anche tracciato un profilo abbastanza dettagliato del mio cliente ideale. Ma quel cliente ideale era ancora troppo ideale.

Così ho pensato che avrei potuto provare a restringere un po’ il campo.

Cosa vuol dire? Che magari al mio vecchio cliente ideale piaceva leggere, mentre il mio nuovo cliente ideale va matto per i romanzi d’amore. Oppure che il mio vecchio cliente ideale amava la musica, invece il mio nuovo cliente ideale ascolta solo indie italiano. Bada, sono esempi un po’ a caso, ma servono a farti capire cosa intendo per restringere il campo.

Il punto è che restringendo questo benedetto campo, dovevo anche rimettere mano all’offerta, perché fosse quella giusta per quel cliente ideale, che nel frattempo era un po’ cambiato, aveva assunto contorni più definiti e netti.

Sono sempre io, tu che ti aspettavi?

E quindi? Cambia tutto? No, non proprio.

Hai mai letto il Gattopardo? È uno dei miei libri preferiti, forse perché sono siciliana, chissà. C’è una frase che è diventata quasi proverbiale, ed è questa: Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.

Ecco: cambia tutto, ma tutto rimane com’è.

E sai perché? Perché in questa lunga e a tratti estenuante fase di rebranding ho messo in discussione tante cose, tranne la mia vision e la mia mission, e cioè l’essenza: chi sono, cosa faccio, come lo faccio.

Quello è stato chiaro fin dall’inizio e non cambia di certo. Anzi, probabilmente non cambierà mai, o di sicuro non a breve.

Perché, come ti ho ripetuto un milione di volte, è da lì che bisogna partire. Poi è una strada in discesa.

Se è vero che è importante partire bene, è ancora più importante capire quando è il momento di cambiare e di aggiustare il tiro. Perché quasi tutto si può raddrizzare.

3 Commenti

  1. Clara Nubile

    Bravaaaaa. E complimenti. Il verde acido e il rosso insieme… sei tu, Chiara!

    Rispondi
    • wordaholique

      Grazie tesoro :*
      Però sulla parte visiva, il merito è di Tamara.
      Anch’io penso che questi colori mi rappresentino bene e sentirlo confermare da te che mi conosci da un po’ mi rende felice!

      Rispondi
      • Clara Nubile

        Brava anche Tamara che è riuscita a interpretarti alla perfezione. Mi piace tutto di questo nuovo sito.

        Rispondi

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