Un vlog è un vlog è un vlog

4 Feb, 2019 | Lezioni

Questa è una storia che è cominciata male e che è finita bene.

Voglio raccontarla perché mi ha insegnato qualcosa. E perché potrebbe insegnare qualcosa anche a te se, ogni tanto, ti capita di smarrire la strada maestra, di spiccare voli esagerati e di schiantarti miseramente al suolo, come un Icaro qualsiasi.

Preambolo

Questa storia comincia qualche mese fa, quando decido che nel 2019 proverò a raccontare com’è la vita da freelance – o almeno com’è la mia vita da freelance – attraverso dei vlog mensili.

Questa storia ha anche un preambolo, e cioè l’episodio pilota di #vitaveradafreelance.

Quando parti con una novità, non lo fai di punto in bianco, o almeno non dovresti. È sempre cosa buona e giusta avvertire per tempo le persone, prepararle.

Bene, io dovevo annunciare che da gennaio avrei pubblicato un vlog al mese, e dovevo decidere a quale canale affidare il mio messaggio: al blog, alla newsletter, ai social? Oppure proprio a un vlog?

L’ultima opzione mi è sembrata la più sensata. Così, una mattina qualunque, ho acceso la videocamera e ho cominciato a girare, sapendo più o meno cosa avrei detto, ma senza avere la benché minima idea di tutto il resto: cosa avrei girato, come lo avrei montato, e via discorrendo.

Ne è venuto fuori un vlog che definirei senza infamia e senza lode. Eppure ero – e sono – abbastanza soddisfatta di quel vlog, perché mi sembra che vada dritto al punto e che sia coerente con me e con il mio modo di raccontarmi online.

I believe I can fly

Essermi portata a casa un vlog senza infamia e senza lode, però, non mi bastava. Io volevo fare dei vlog fighissimi.

Ho cominciato a buttare giù un sacco di appunti: idee sulle scene, sulle inquadrature, sugli effetti da realizzare durante le riprese, su quelli da aggiungere in fase di montaggio. E ho passato ore e ore a guardare e a dissezionare vlog che mi piacciono e ad abbeverarmi alla fonte di tutorial destinati ad aspiranti videomaker.

Poi è arrivato il grande giorno, e mentre giravo il secondo episodio di Rock that biz! ho girato, come previsto, anche il primo vlog: Quello che non si vede, dedicato proprio al backstage di Rock that biz!

A fine giornata, senza nemmeno aver guardato il girato, ho capito che il vlog che avevo in testa sarebbe rimasto lì, nella mia testa. E che se mi fosse andata bene, mi sarei portata a casa un altro vlog senza infamia e senza lode.

Fly down

Per un attimo, solo per un attimo, mi è balenata in testa un’idea assurda: quella di ricominciare daccapo.

“Non è che per non finire come Icaro posso fare la fine di Sisifo, però.”
“No, certo, ma con il materiale che hai, il vlog verrà una schifezza.”
“Eh, ok, ma è un vlog.”
“Vabbè, ma la qualità?”
“Eh, stica’, la qualità. E comunque non verrà una schifezza, verrà come l’altro, senza infamia e senza lode.”
“E ti accontenti?”
“Chi si accontenta gode.”
“Così così.”
“Il punto è un altro. Il punto, come dice il buon Rovazzi, è che il problema vero è come atterrare. Io questo vlog devo portarlo a casa. Per il momento va benissimo un vlog senza infamia e senza lode. Avrò tempo (forse) di imparare a fare vlog un po’ più fighi.”

Mai perdere di vista l’obiettivo

Questa storia mi ha insegnato due cose.

Mi ha insegnato che un vlog è un vlog è un vlog. E mi ha insegnato che il rischio di perdere di vista l’obiettivo è sempre dietro l’angolo.

È bellissimo imparare a fare cose nuove, sperimentare, migliorare, ma è fondamentale anche capire quando arriva il momento di metterci un punto, per la semplice ragione che va bene così.

E come si fa a sapere se va bene così? Facendosi la più banale delle domande, e cioè: Perché?

Io mi sono chiesta: Perché ho deciso di cominciare a fare dei vlog? Qual è il mio obiettivo?

Un vlog è un vlog, non un corto da presentare al Sundance Festival. Una foto su Instagram è una foto su Instagram, non il passe-partout per una personale al Centre Pompidou. Un post sul blog è un post sul blog, non un saggio che deve concorrere per il Pulitzer.

Qualsiasi cosa tu abbia deciso di fare per raccontare e promuovere la tua attività, dammi retta: studia, formati, se è il caso chiedi aiuto, ma non inseguire un’ideale perfezione che nessuno ti chiede, che nessuno si aspetta da te, che probabilmente non raggiungerai mai, neppure tra mille anni, ma che ti bloccherà e forse ti farà perdere qualche treno.

Non significa fare le cose alla ca*** di cane, per dirla alla René Ferretti. Significa semplicemente che siamo qui per una ragione, per raggiungere degli obiettivi. E per raggiungere l’obiettivo, non bisogna mai perderlo di vista.

♫ Vertigini – Tedua

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