Freelance abbrutiti e freelance civilizzati

18 Mag, 2018 | Felicità

Freelance abbrutiti o freelance civilizzati?

Ogni mattina, il freelance che lavora da casa sa che dovrà prendere una decisione: se essere un freelance abbrutito o un freelance civilizzato.

Sì, perché è così che va. Suona la sveglia, ti alzi dal letto, ti lavi la faccia, mandi giù il primo caffè, e poi? Quello è il momento della verità.

Puoi dirigerti, ancora in modalità zombie, verso il tuo angolo di lavoro, accendere il pc e iniziare la giornata. Oppure puoi fare la skincare routine del mattino, truccarti, vestirti e, solo a quel punto, dirigerti verso il tuo angolo di lavoro, accendere il pc e iniziare la giornata.

Questa è la storia di una freelance, che dopo anni di abbrutimento, ha deciso di civilizzarsi. E non se n’è pentita.

Tutti i freelance sono abbrutiti a modo loro

Come dicevo, sono stata per tantissimo tempo una freelance abbrutita.

In certi periodi di superlavoro, potevo restare chiusa in casa per giorni e giorni, weekend inclusi. E uscire solo per buttare la spazzatura, comprare le sigarette e beni di prima necessità. Senza mai varcare i confini dell’isolato. Magari con i capelli unti, lo smalto scrostato, i calzini spaiati.

Non ne andavo fiera, non ne ero soddisfatta ma ehi!, dovevo lavorare, rispettare le scadenze, e via discorrendo.

E quando mi sentivo sbagliata, quando mi dicevo che dovevo sforzarmi di curarmi un po’ di più, anche a costo di rubare mezzorette preziose al lavoro, mi confrontavo con alcune amiche freelance. E mi rendevo conto che molte di loro erano nella mia stessa situazione. Quindi mi sentivo meno in colpa e tornavo al mio abbrutimento.

Civilizzarsi si può

Poi, all’improvviso, è successo qualcosa di inaspettato. Sono entrata nel tunnel della skincare e del make-up. E le mie abitudini sono cambiate radicalmente.

Prima di accendere il pc e iniziare la giornata, cascasse il mondo, detergo, tonifico, nutro e idrato la mia pelle. Cinque, dieci minuti al massimo di skincare e selfcare. E dopo, quasi sempre, mi trucco. Sì, anche se ho in programma di stare tutto il giorno a casa. Sì, anche se non devo sentire nessun cliente su Skype.

Truccarmi dopo la skincare è diventata un’abitudine quotidiana, insomma. Anche se certe volte parlare di trucco è un po’ esagerato. Perché magari mi limito a un filo di blush, una passata di mascara, e un rossettino nude che non impegna sulle labbra.

E a quel punto, visto che ho fatto trenta, faccio trentuno. E mi vesto come se dovessi uscire, anche se non devo uscire. Jeans e maglietta, di solito. Ma ai piedi, rigorosamente ciabatte. Perché va bene tutto, ma alle ciabatte non rinuncio.

Oltre il rossetto c’è di più

Lo so che stai pensando: Ma che davvero ti trucchi per stare a casa a lavorare?

Ebbene sì. Lo faccio da poco, lo faccio perché mi va. E perché se rubo una mezzoretta al lavoro non casca il mondo. Perché a fine giornata avrò comunque fatto tutto quello che avevo previsto di fare. Perché non sarà quella mezzoretta passata a prendermi cura di me a farmi bucare una consegna. Perché non sarà quella mezzoretta passata a coccolarmi e imbellettarmi che farà crollare il mio fatturato.

Anzi, ti dico di più. Immagino sia un puro caso, che non esista alcuna correlazione oggettiva tra una cosa e l’altra, ma da quando ogni mattina che Dio manda in terra faccio la skincare e mi trucco, anche solo un filo, lavoro meglio e fatturo di più.

Forse perché quelle cremine e quei sieri, insieme a quegli ombretti e a quei rossetti, mi fanno sentire più sicura di me?

♫ Rossetto – Rkomi

Di questo argomento che mi sta molto a cuore, ho anche parlato al Freelancecamp di Roma.

 

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