Voglia di gridare

12 Mar, 2018 | Branding

Mi serve un logo

Ogni giorno, ogni santissimo giorno, mi imbatto in qualcuno che lancia un SOS. Il messaggio è sempre lo stesso: Mi serve un logo. E ogni giorno, ogni santissimo giorno, mi viene voglia di gridare.

Ti serve un logo, certo. A tutti quelli che vogliono mettersi in proprio e che vogliono lanciare un nuovo business serve un logo. Il problema è che molte delle persone nelle quali mi imbatto, quelle che capiscono di avere bisogno di un logo, non pensano a tutto quello che viene prima.

Perché? Semplice. Perché diversamente avranno sì un logo, ma con ogni probabilità non sarà il logo giusto.

Il logo sbagliato

Qualche mese fa, ho ricevuto una mail da una potenziale cliente che poi è diventata una cliente reale. Aveva un problema e voleva che la aiutassi a risolverlo.

Qual era il problema? Aveva deciso di fare il grande passo e si era rivolta a un graphic designer per farsi creare il logo e l’immagine coordinata. Come da prassi, aveva ricevuto tre proposte, cioè tre bozze di logo. Però nessuna delle tre proposte la convinceva.

Le ho chiesto di mandarmi le tre bozze di logo, ma soprattutto il materiale che aveva fornito al graphic designer. E come per magia, tutto è stato immediatamente chiaro e cristallino.

La mia cliente non aveva messo a fuoco né la sua vision né la sua mission. Perciò il graphic designer non era riuscito a tradurre in immagini e colori l’identità del suo brand. Perché il suo brand non aveva un’identità.

Quindi sono entrata in gioco io. Abbiamo fatto un bel passo indietro e abbiamo inquadrato una serie di elementi fondamentali.

Oggi quella cliente ha un logo e un’immagine coordinata che raccontano visivamente il suo brand. Il logo le somiglia e soprattutto trasmette i suoi valori, quei valori comuni che potrebbero convincere i potenziali clienti a scegliere lei anziché uno dei suoi tanti competitor.

Fare di necessità virtù

Qualche mese fa, ho cominciato anche il primo Faccio sul serio. E ho iniziato questo percorso con una cliente che pur avendo già logo e immagine coordinata, sito e pagina Facebook, aveva capito che era arrivato il momento di aggiustare il tiro.

Abbiamo lavorato tanto, ci siamo fatte il mazzo, abbiamo scoperchiato vasi di Pandora, fatto le pulci a tutto e abbiamo messo a fuoco la sua brand identity partendo dalle sue passioni e dalla sua personalità, abbiamo creato il profilo del suo cliente ideale e individuato i bisogni reali di quel clienti ideale, e abbiamo messo a punto un’offerta che con ogni probabilità riuscirà a vendere.

D’altro canto, visto che non era pronta a farsi rifare il logo, abbiamo dovuto in qualche modo adattarci a quello che c’era. Se non lo avessimo fatto, se avessimo accantonato completamente quel logo, avremmo rischiato di ritrovarci con un pezzo di puzzle di troppo, che non si incastrava con gli altri.

Così ci siamo assestate sulla palette di colori che c’era già, e abbiamo modellato alcune cose, per esempio il pay-off, proprio su quel logo. Non è stata una forzatura, ma siamo state costrette a fare di necessità virtù.

Quello che viene prima

Perché ti racconto queste storie? Perché ogni giorno, ogni santissimo giorno, devo soffocare la mia voglia di gridare.

Sì, ti serve un logo. Ma deve essere il logo giusto. E se parti dal logo, trascurando tutto il resto, non sarà certamente il logo giusto.

Forse ti ritroverai nella situazione di quella mia cliente che ha dovuto pagare due graphic designer. Oppure di quella mia cliente che è stata costretta a fare di necessità virtù, e a tenersi un logo e un’immagine coordinata che non erano quelli che avrebbe voluto.

Quindi te lo chiedo per favore: prima di pensare al logo, pensa seriamente a quello che viene prima: chi sei, cosa fai, come lo fai, per chi lo fai.

Dammi retta, e ti giuro che mi ringrazierai per averti dato questo consiglio.

Ti serve una mano per mettere a fuoco la tua brand identity, per tracciare il profilo del tuo cliente ideale, per mettere a punto la tua offerta?

2 Commenti

  1. Chiara

    Sembro io quando qualcuno mi chiede: “Mi dai un occhio al CV?”
    E lo stesso mal di pancia qualche mese fa mi ha portato a scrivere un post sul tema.
    Va a finire che io te facciamo lo stesso lavoro 😉

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    • Chiara Manfrinato

      Mi sa che succede a tutti quelli che, come me e te, fanno consulenze 🙂

      Rispondi

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