Instagram diventa un e-commerce?

1 Apr, 2019 | Strategie

Tra i social più popolari e più usati, probabilmente Instagram è quello che è cambiato di più nel tempo.

Twitter, per dire, è sempre lo stesso Twitter. Il passaggio dai 140 ai 280 caratteri, in tutta onestà, non mi sembra una rivoluzione epocale.

Anche YouTube, di fatto, è ancora una piattaforma per la condivisione di video, esattamente quello che era già dieci anni fa.

Facebook, tra alti e bassi, tra scandali e polemiche, di cambiamenti ne ha attraversati tanti. Ma sono cambiamenti che riguardano più il modello di business che il cuore della piattaforma, o almeno il modo in cui la piattaforma viene percepita e usata dagli utenti. Non parlo delle aziende o dei freelance e dei liberi professionisti che hanno cominciato a fare advertising, ma di chi sta ancora su Facebook per mantenere contatti con amici e conoscenti, per condividere i ricordi delle vacanze o per discutere degli argomenti più disparati.

Instagram, invece, è cambiato moltissimo. Ed è stato un cambiamento graduale, al ritmo di una piccola – o meno piccola – novità per volta.

In principio c’erano le foto

Instagram è nato come un social sul quale condividere foto. E all’inizio erano foto senza nessuna velleità artistica o pseudo-artistica. Il concetto era molto semplice: ho uno smartphone in tasca o in borsa, posso scattare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, e condividerla in tempo reale con gli amici.

Nel frattempo Instagram diventata the place to be: molti più utenti, molto più tempo passato sulla piattaforma, molto più potenziale anche a livello di business. Piano piano, sono scomparsi quasi del tutto gli scatti ingenui degli albori, soppiantati da foto pensate e realizzate secondo i canoni estetici di Instagram. E a ruota, sono arrivati i feed tematici, lo storytelling, gli influencer e blablabla. 

Poi sono arrivate le stories

Era l’epoca d’oro di Snapchat, Instagram non voleva perdere terreno e, senza inventarsi niente, ha introdotto le stories: ovvero foto e video visibili per 24 ore.

Proprio come per le foto, dopo l’ingenuità e l’improvvisazione degli inizi, qualcosa è cambiato. Abbiamo visto (e realizzato) storie sempre più curate, pensate, inserite all’interno di una strategia. Soprattutto da quando Instagram ha permesso di mettere in evidenza alcune di quelle storie, risolvendo così il problema della fugacità. Di fatto, con le storie in evidenza si aggira il limite delle 24 ore di vita dei contenuti.

E a un certo punto le storie hanno preso così tanto piede da soppiantare le foto. Ormai le storie hanno più riscontro, in termini di copertura e di interazioni, di quanto non ne abbiano le foto postate sul feed.

Il flop della IGTV

La IGTV è stato il primo e probabilmente unico – almeno finora – flop di Instagram.

Se l’obiettivo delle storie era quello di far fuori Snapchat, l’obiettivo della IGTV era quello di far fuori – o almeno di ridimensionare – YouTube. Obiettivo non raggiunto. Perché YouTube è in formissima e la IGTV non è mai decollata.

Perché? Per un’infinità di ragioni. Prima su tutte: Instagram nasce come piattaforma immediata, veloce. Della serie: entro, guardo, esco, ciao. Chi vuole video di dieci minuti (o più) continua ad andare su YouTube.

D’altro canto, credo che Instagram possa ancora inventarsi qualcosa in ambito IGTV. Anche perché, forse, qualcosa da salvare c’è. Per esempio, è possibile condividere sul feed e nelle storie le anteprime dei video pubblicati sulla IGTV. E nelle descrizioni dei video pubblicati sulla IGTV è possibile inserire link cliccabili. Sembrano piccolezze, ma possono fare la differenza.

Instagram diventa un e-commerce?

La prossima novità all’orizzonte, già ampiamente annunciata, e introdotta negli USA sarà epocale – nel bene o nel male. Di cosa si tratta? Semplice: Instagram diventa un e-commerce.

Facciamo un passo indietro.

Già da molto tempo, ci sono aziende – tante, forse troppe – che usano Instagram come se fosse un catalogo Postalmarket. Foto di prodotti, foto di prodotti, foto di prodotti. Spesso belle, per carità, con tutti quei props, poi. Ecco, da un po’ di tempo a questa parte, Instagram è un bel catalogo Postalmarket.

Instagram poi, non dimentichiamolo, appartiene a Facebook ormai da diversi anni. E visto che il modello di business di Facebook funziona è normale che quello stesso modello di business sia stato applicato anche a Instagram. Come? Con la possibilità di creare inserzioni pubblicitarie, ovvero post sponsorizzati. E anche con la possibilità di collegare a Instagram un catalogo prodotti. Cioè: foto, magari del prodotto, che rimanda a una pagina web, magari l’e-commerce, dove è possibile acquistare il prodotto. È la funzione shopping

E quindi? Dove sta la novità?

La novità sta nel fatto che non sarà più necessario uscire da Instagram per acquistare il prodotto, tutto avverrà all’interno della piattaforma. Benvenuta, funzione checkout

Instagram è morto?

Sostengo da un pezzo che Facebook, almeno il Facebook che conoscevamo, è morto. E anche Instagram, o almeno l’Instagram che conoscevamo e conosciamo, non sta tanto bene.

È impossibile dire oggi cosa succederà, quale sarà l’impatto di questa novità sui piccoli brand che usano Instagram per raccontarsi e promuoversi.

Forse potrebbe giovare a chi vende prodotti, ma a chi vende servizi? E come si comporterà l’algoritmo? È lecito immaginare che, per incentivare i brand a investire, verranno penalizzati ulteriormente i contenuti organici, in particolare quelli che non sfruttano la funzione checkout?

Insomma, oggi più che mai, chi non vuole abbandonare la barca che affonda e continuare a creare contenuti per Facebook e Instagram deve imparare a fare advertising, e a farlo bene.

E quindi:

  • dimenticarsi del malefico pulsante Metti in evidenza,
  • installare il pixel,
  • prendere confidenza con il Business Manager,
  • definire un budget,
  • mettere a punto strategie ben congegnate per ogni campagna.

L’unica cosa certa è che, ancora una volta, i piccoli brand che comunicano e fanno marketing solo sui social rischiano grosso. Perché i social cambiano quando e come vogliono. 

Quindi? Quindi come sempre, il mio consiglio è semplice e banale: puntare e investire sui canali proprietari, cioè su un sito e su una newsletter, resta l’unica cosa sensata da fare. Oggi come ieri e come domani.

Non a caso, la prima stagione di Rock that biz! è interamente dedicata proprio ai loro, ai cari, vecchi canali proprietari.

♫ Instagrammo – Gemitaiz & Madman (feat. Coez)

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