UNA RELAZIONE COMPLICATA

2/04/2020 | editoria

Io e l’editoria viviamo una relazione che definire complicata è un eufemismo dall’ormai lontanissimo 2005. Una relazione un po’ with or without you, se vogliamo.

Sani di mente, martiri e pazzi furiosi

Da giovane, quando ero ancora una studentessa ingenua e sprovveduta e cominciavo a maturare l’idea, anzi il desiderio, di lavorare nell’editoria, immaginavo un mondo dai toni pastello e popolato da unicorni – anche perché, diciamocelo, quella retorica un po’ stucchevole dei libri considerati cibo per l’anima, ci frega sempre, o almeno spesso.

Poi, ad alcuni di noi – perché siamo bravi, perché siamo caparbi o semplicemente perché siamo fortunati – capita di lavorarci davvero nell’editoria. E a quel punto, a meno che non siamo affetti da cecità, ci accorgiamo che di toni pastello e unicorni non c’è nemmeno l’ombra. E soprattutto scopriamo che con quella retorica stucchevole del cibo per l’anima non ci paghiamo le bollette.

Ci sono quelli, che io considero i sani di mente, che una volta capito tutto, fanno un passo indietro al grido di: Bella l’editoria, ma non ci vivrei. Ci sono quelli, che io considero i martiri, che pur capendo tutto, con grande spirito di abnegazione, si immolano alla causa. E poi ci sono i pazzi, i pazzi furiosi, categoria nella quale rientro io: quelli che hanno capito tutto, hanno fatto un passo indietro, hanno cambiato lavoro, e poi, a distanza di anni, decidono di farne un altro di passo indietro, e finiscono a infognarsi – di nuovo! – nella palude dell’editoria.

With or without you

Dicevo che con l’editoria ho una relazione complicata, un po’ with or without you.

È uno schema che si ripete identico a se stesso ormai da quindici anni. Ed è uno schema così banale e così prevedibile che se lo trovassi in un manoscritto lo casserei senza pietà. La vita, però, non è un romanzo. Anche se, alle volte, sarebbe bello avere un editor che ci mettesse in guardia, cazziandoci anche, perché: questa storia sta diventando noiosa, è un loop, non c’è evoluzione.

Insomma, per farla breve, quando traduco, edito, leggo e valuto inediti e libri in francese, passo il tempo a ripetermi: Chi me lo ha fatto fare?. Quando, invece, mi allontano dall’editoria, per dedicarmi soprattutto alla comunicazione online, il pensiero fisso è: Oddio, quanto mi manca tradurre, editare, leggere e valutare inediti e libri in francese.

In questo preciso istante mi trovo in uno stato di rara beatitudine che, di solito, ha vita breve: quello in cui ho ricominciato a tradurre, editare, leggere e valutare da poco, e perciò è tutto bellissimo – perché, nonostante tutto, lavorare con i libri a me piace davvero.

Chi me lo ha fatto fare?

So benissimo che però arriverà anche il momento del Chi me lo ha fatto fare? Quando?

Forse quando mi proporranno una correzione di bozze a 50 centesimi a cartella o mi chiederanno di tradurre un romanzo per 10 euro a cartella. Oppure quando saranno scaduti i 120 giorni dei termini di pagamento, e mi toccherà cominciare a mandare mail di sollecito, a cadenza settimanale, e del bonifico, sul mio conto corrente, non ci sarà nemmeno l’ombra. O magari quando sprecherò le mie giornate e il mio tempo a fare i salti mortali nel tentativo di sistemare manoscritti senza capo né coda, destinati a diventare libri brutti, o inutili, che venderanno tre copie in croce.

Perché lo fai?

A questo punto vi immagino a intonare, in coro, un Perché lo fai, disperata ragazza mia? di masiniana memoria. E vi rispondo.

Lo faccio perché c’è anche chi è disposto a pagare 2 euro a cartella per una correzione di bozze, e 14 o 15 euro a cartella per una traduzione; perché c’è chi a 60 giorni esatti ti fa arrivare il bonifico; perché la fuori ci sono anche manoscritti interessanti che possono diventare libri belli, che restano e che vendono.

Lo faccio perché mi piace farlo e perché so farlo bene.

Certo, se a dieci anni non mi fossi rotta una gamba, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa. Quella, però, sarebbe stata un’altra storia, e non la conosceremo mai.

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