Siamo bravi, non fortunati

13 Giu, 2018 | Business

Una ragazza fortunata

L’altro giorno, ho avuto un mezzo scazzo con una mia amica.

Ci stavamo prendendo un caffè, parlando del più e del meno, e di punto in bianco mi ha detto: Certo che sei proprio fortunata tu.

In che senso?, le ho chiesto. Nel senso che fai un lavoro che ti piace e che non devi rendere conto a nessuno, mi ha risposto.

Ecco, in quel momento, mi si è gonfiata la vena. E ho dovuto fare un grosso sforzo per non reagire male.

Ho contato fino a dieci, ho fatto un bel respiro e le ho detto che la fortuna non c’entra. Così come non c’entrano la magia, i miracoli, e queste cose qui.

E che se fai il lavoro che ti piace e se non devi rendere conto a nessuno (che poi, su questo punto, si potrebbero aprire molte parentesi), non è perché hai avuto fortuna ma perché ti sei fatto il mazzo.

Lavori (più o meno) divertenti che non farò mai più

Quando ancora studiavo, facevo colloqui su colloqui nelle agenzie interinali. E ogni tanto ci scappava un contratto a tempo determinato in un call center. Al call center ci sono tornata un paio di settimane dopo essermi laureata, con uno dei quei terribili contratti a progetto che tanto andavano di moda all’epoca. Ci sono rimasta tre mesi scarsi, perché già dopo una settimana mi ero messa a cercare uno stage all’estero. E quando l’ho trovato, ho detto ciao ciao al call center, ho fatto i bagagli, e me ne sono andata a Bruxelles.

Ancora prima che finisse lo stage, avevo cominciato a mandare CV a tempesta alle agenzie di traduzione. Dopo un po’, ho iniziato a lavorare come traduttrice freelance. Intanto mandavo CV a tempesta alle case editrici. E ho iniziato a lavorare anche come traduttrice editoriale.

Quando mi sono stufata anche di quello, visto che ho una leggera tendenza a stufarmi, ho rifatto le valigie e me ne sono andata a Parigi. Avevo un libro da finire, cioè un paracadute. E sapevo che se mi fosse andata male, di libri ce ne sarebbero stati altri dopo quello. Ma non volevo che mi andasse male, così ho cominciato a mandare CV a tempesta, e dopo tre settimane ho firmato un contratto a tempo indeterminato.

A Parigi ci sono rimasta quattro anni, e ho cambiato lavoro tre volte. Poi, com’era prevedibile, mi sono stufata anche di Parigi. Ho fatto i bagagli un’altra volta, sono tornata a casa e mi sono (ri)messa in proprio.

È colpa delle cavallette

Ogni tanto ci penso. Penso che se avessi aspettato la manna dal cielo, o un biglietto vincente della lotteria, o un bacio in fronte da Madama Fortuna, forse oggi sarei ancora al call center. E ogni volta che ci penso, sento un brivido lungo la schiena.

Invece no. Mi sono sbattuta tantissimo. Non ho smesso mai di studiare e di imparare cose nuove, o di diventare un po’ più brava a fare le cose che avevo già imparato a fare. E sono stata caparbia.

Quindi sì, quando mi dicono che sono fortunata, mi si gonfia la vena. E mi si gonfia la vena anche quando le persone attorno a me si lagnano, e dicono che se fanno un lavoro (e una vita) che non le soddisfa è colpa della sfortuna, del governo ladro, dei raccomandati, di Saturno contro o delle cavallette.

Testa bassa e pedalare

Dovremmo smetterla di cercare scuse, di dare la colpa ad altro o ad altri. E dovremmo imparare ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte e dei nostri fallimenti.

E, fidati, di scelte sbagliate e di fallimenti ne so qualcosa. Forse anche un po’ più di qualcosa. Però non ho mai nascosto la testa sotto la sabbia. E all’inferno delle verità non ho mai risposto con un sorriso. Ogni volta, mi sono rimboccata le maniche e mi sono data da fare.

Quindi no, non sono fortunata. O meglio: sì, sono fortunata. Sono fortunata perché non mi hanno mandata a lavorare in fabbrica quando avevo sette anni, perché non mi hanno imposto un matrimonio combinato quando di anni ne avevo dodici. Sono fortunata perché non ho conosciuto né carestie né guerre e non ho dovuto rischiare la vita in mezzo al mare per scappare dall’orrore. E sono fortunata per tante altre ragioni.

Ma non è la fortuna che mi fa pagare l’affitto e le bollette. Non è la fortuna che mi fa fare la spesa e la benzina. Non è con la fortuna che compro cremine e trucchi.

Siamo stati bravi, non fortunati

Chi fa il lavoro che sognava di fare da bambino, o il lavoro per il quale ha studiato, o il lavoro che ha scoperto di amare quando sembrava che la vita avesse preso un’altra direzione non è fortunato. E chi non ce l’ha fatta non è stato sfortunato. Semplicemente non ha avuto abbastanza voglia di sbattersi e di farsi il mazzo.

Quindi se sei uno di quelli che ce l’ha fatta, sei stato bravo, non fortunato. E se qualcuno dovesse dirti: Certo che sei proprio fortunato tu, fagli una bella pernacchia in faccia.

Se invece ancora ci stai provando, armati di buona volontà. Sii lucido e spietato con te stesso, sforzati di capire se stai sbagliato qualcosa e cosa, datti da fare, e se è necessario aggiusta il tiro. Ma ti prego, non diventare uno di quelli che danno la colpa alla sfortuna, al governo ladro, ai raccomandati, a Saturno contro o alle cavallette.

♫ Fortuna – Mario Venuti

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4 Commenti

    • Chiara Manfrinato

      Feroce come solo io so esserlo :*

      Rispondi
  1. cristina voltolini

    post eccellente, davvero. dovrebbero leggerlo tutti!

    Rispondi

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