Ho fatto uno speech al Freelancecamp

16 Ott, 2018 | Felicità

La settimana scorsa sono stata a Roma per partecipare al mio primo Freelancecamp.

Era da un po’ che volevo andare ma poi, per una ragione o per un’altra, non riuscivo: perché mi decidevo quando ormai era sold-out o perché avevo già altri impegni. A questo giro, però, ce l’ho fatta.

Pochi giorni dopo essermi accaparrata il biglietto, in preda al delirio, ho pure proposto uno speech intitolato Oltre il rossetto c’è di più. Ero convinta che avrei ricevuto un cortese ma fermo: “Scusaci, ma siamo persone serie. Questo speech fallo a casa tua”.

Invece, contro ogni mia aspettativa, lo speech che ho proposto è stato accettato.

È ufficiale: parlerai al Freelancecamp

Apro una piccola parentesi. Io non sono un animale da palcoscenico. Ho parlato in pubblico pochissime volte nella mia vita. E tra l’altro succedeva secoli e secoli fa.

Ecco perché quando mi è arrivata la mail con l’annuncio: “È ufficiale: parlerai al Freelancecamp”, non ho fatto i salti di gioia ma sono andata nel panico.

Mi sono passate davanti agli occhi immagini devastanti e ho immaginato scenari fantozziani: io che perdo la voce, che non riesco a tenere in mano il microfono, che inciampo e casco per terra, che parlo di fronte a una platea imbarazzata dal mio stesso imbarazzo.

E a un certo punto ho cominciato a pensare che sarebbe stato meglio dare forfait, per evitare un’umiliazione epocale. Mi sono calata nei panni della studentessa impreparata che vuole evitare a tutti i costi un’interrogazione, e ho immaginato di fingermi afona o moribonda.

Invece, quando è arrivato il mio turno, sono salita sul palco, ho preso in mano il microfono, e ho cominciato a parlare a una bellissima platea di freelance. Non ho perso la voce, non sono stramazzata al suolo, e sono riuscita a mascherare l’imbarazzo e a coinvolgere chi mi ascoltava.

Il mio primo speech in pubblico

Non sono abituata a parlare in pubblico. E di public speaking non so niente.

E per peggiorare la situazione, sono abbastanza timida e molto impacciata, non mi piace la mia voce, ho un accento marcato e gesticolo tantissimo.

Quindi, a conti fatti, non credo di essere la persona più adatta per scrivere un post del tipo: Consigli per affrontare il tuo primo speech in pubblico. Ma proprio per queste ragioni, ho pensato che potesse essere interessante raccontare come sono riuscita a sfangarla.

Magari se hai un’idea di speech che ti ronza in testa, ma non trovi il coraggio di proporlo, può tornarti utile sapere come ho fatto io.

Preparati ma senza esagerare

Se non sei abituato a parlare di fronte a una platea, grande o piccola che sia, probabilmente avrai paura di apparire troppo ingessato, impostato, come se stessi ripetendo una lezioncina imparata a memoria.

Il mio consiglio è semplice: prepara il tuo speech, fai in modo di avere una scaletta, di sapere cosa dirai, come svilupperai l’argomento, con tanto di introduzione, parte centrale e conclusione. Ma non imparare tutto a memoria, prova a mantenere degli spazi di improvvisazione.

Quando sarai sul palco, non solo risulterai più naturale e spontaneo, ma sentirai meno la pressione, e probabilmente non ti capiterà di ammutolirti per via di un vuoto di memoria.

Individua i tuoi limiti e aggirali

Se sai quali sono i tuoi punti deboli, puoi mettere a punto piccole strategie per aggirarli. Io ho fatto così.

Sapevo che se ci fosse stato un intoppo, sarei andata nel pallone. Perciò ho fatto di tutto per evitare che si verificassero intoppi.

Per esempio, ho accuratamente evitato di indossare scarpe col tacco, perché avrei potuto inciampare da qualche parte e fare un ingresso trionfale faccia a terra.

Ma ho anche deciso di non fare le slide, perché se mi fossi incartata con il telecomando, avrei rischiato di perdere ogni barlume di lucidità, di impappinarmi, di non riuscire più ad andare avanti.

Parla con il pubblico

Ricordati che non stai andando al patibolo, ma stai salendo su un palco per parlare di qualcosa che ti sta a cuore.

Io, per esempio, avevo paura di fare tutto lo speech con gli occhi fissi sul pavimento o sui miei piedi. Invece sono riuscita ad alzare subito lo sguardo.

E mentre parlavo, incrociavo di continuo lo sguardo di chi mi stava ascoltando. Ogni volta che mi imbattevo in qualcuno che sorrideva o che annuiva, mi rendevo conto che stavo andando bene.

Ma soprattutto, sapevo dove erano sedute le mie amiche, e nei momenti di: “Oddio, mi tremano le ginocchia” guardavo nella loro direzione, perché sapevo che lì avrei trovato un cenno di incoraggiamento.

Avanti il prossimo

Il mio primo Freelancecamp è stata un’esperienza bellissima. E sono certa che non rimarrà un’esperienza isolata perché ho intenzione di tornarci.

Non so se riuscirò a essere tanto incosciente da proporre un altro speech per le edizioni a venire. Ma magari potresti esserci tu, sul palco, al mio posto.

Se non sei stato al Freelancecamp e se non lo hai seguito in diretta streaming, qui puoi recuperare tutti gli speech, incluso il mio.

♫ Mic Check – Noyz Narcos (feat. Salmo)

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2 Commenti

    • Chiara Manfrinato

      Grazie! È stato bellissimo incontrarti <3

      Rispondi

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