Stare bene sui social alle soglie del 2020

31 Ott, 2019 | Strategie

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui se volevi raccontare e promuovere un’attività online dovevi stare su Facebook e su Instagram. Quel tempo, però, è andato, finito perché Facebook e Instagram sono morti.

Non sto dicendo che non abbiamo più bisogno dei social, ma sto entrando nella mia tipica modalità disco rotto, e sto ripetendo, ancora una volta, che se vogliamo stare sui social – e occhio, non ce l’ha prescritto il medico di starci – dobbiamo starci bene.

Ma cosa significa stare bene sui social? E, in particolare, cosa significa stare bene sui social oggi? E cioè alle soglie del 2020?

Significa essenzialmente tre cose:

  • individuare i social giusti per noi e per la nostra attività, lavorando di sottrazione, e stare solo su quei social
  • capire che posto occupano quei social all’interno della nostra strategia globale, tenendo sempre a mente che al centro non ci sono loro, i social, ma i canali proprietari
  • decidere cosa vogliamo dire attraverso i social, quale messaggio vogliamo trasmettere, e dirlo e trasmetterlo, con coerenza e costanza.

Scegliere i social giusti

Certo, prima era tutto più facile. Aprivi una pagina Facebook e un account Instagram e pace. Non dovevi star lì giorni o settimane a farti domande scomode e a cercare le risposte. Tipo: quali canali usa il mio cliente ideale? Come li usa? Cosa si aspetta di trovarci?

Oggi, se non ti fai quelle domande e se non trovi le risposte, rischi di fare un buco nell’acqua.

C’è di più: prima di farti quelle domande e di trovare le risposte, devi sapere un sacco di altre cose.

Devi sapere che, oltre a Facebook e Instagram, esistono Pinterest, YouTube, Linkedin e perfino TikTok – e infiniti altri social che nascono, vivono, e certe volte muoiono nel giro di niente.

Devi conoscere, almeno per grandi linee, le caratteristiche di quei social. Pinterest, per esempio, è una piattaforma per la condivisione di immagini; YouTube, invece, è una piattaforma per la condivisione di video. Ed entrambe, a differenza di Facebook e Instagram, sono indubbiamente SEO friendly – e se sei a tuo agio con la SEO hai un grosso vantaggio e commetteresti un grosso errore a non prenderli in considerazione.

Devi capire con quale mezzo, e quindi con quale canale, ti senti più in sintonia: se fai fatica a scattare foto a fuoco, per dire, ti suggerirei di non incaponirti a usare Instagram; e se di fronte all’obiettivo ti si azzera la saliva, magari lascia perdere YouTube.

E, come dicevo prima, devi lavorare di sottrazione, e quindi devi procedere nella direzione aurea, quella del less is more. Io, per esempio, ho fatto una scelta per certi versi estrema perché, al momento, ho deciso di stare su un solo social: YouTube. Forse, però, un canale è troppo poco, ma ti assicuro che tre canali sono già troppi – soprattutto se sei un one man o una one woman business, e cioè se sei da solo a portare avanti la baracca.

Se vuoi approfondire, c’è SOCIAL MEDIA 101, una serie di video che puoi guardare (e riguardare) se sei iscritto o se ti iscrivi alla mia newsletter.

Il posto dei social

Non mi stancherò mai – mai! – di ripetere che non di soli social vive un piccolo business. Anzi, è esattamente il contrario. Un piccolo business può fare a meno dei social ma NON può fare a meno dei canali proprietari, e cioè di un sito, di un blog e di una newsletter.

Ne sono convinta – al punto che tutta la prima stagione di Rock that biz!, la mia serie di video dedicata ai titolari di piccole attività che vogliono raccontarsi e promuoversi online, ruota interamente attorno a loro, a questi benedetti (e spesso bistrattati) canali proprietari.

È per questa ragione che una buona strategia di comunicazione e marketing online non dovrebbe mai partire dai social. Ed è per questa ragione che se i contenuti che crei per i social non spingono le persone a farsi un giro sul tuo blog o sul tuo shop o a iscriversi alla tua newsletter, sono contenuti che non servono a niente. E questo vale sia che tu venda servizi sia che tu venda prodotti.

Provo a farti qualche esempio per provare a spiegarti meglio cosa intendo.

Poniamo il caso che tu abbia un negozio di abbigliamento e accessori. Hai deciso di stare su Pinterest, e hai fatto un lavoro sensato a monte, creando le bacheche giuste e organizzandole con criterio. Se però all’interno di quelle bacheche ci sono immagini che rimandano al sito del brand che produce quel cappotto o al sito del brand che produce quella cintura e NON al tuo shop, sarà un epic fail. Chi si innamorerà di quel cappotto o di quella cintura memorizzerà il nome del brand, cercherà di scoprire in quali negozi o shop online può trovare quei prodotti, e magari non troverà il tuo negozio o il tuo shop online. Se invece le immagini di quel cappotto e di quella cintura mi portano sul tuo sito o sul tuo shop, ci sono grosse probabilità che chi già si immagina con quel capo o con quell’accessorio addosso diventi un tuo cliente – reale, non più semplicemente potenziale.

Magari, invece, sei un architetto e hai deciso di fare dei video su YouTube. Hai pensato di girare una serie di vlog dedicata a chi vuole comprare un appartamento da ristrutturare: ti sei concentrato sulla scelta dell’immobile, sui sopralluoghi necessari per valutare gli interventi da realizzare, sulla scelta dei materiali, sull’ottimizzazione degli spazi, sulla progettazione dell’illuminazione, e via discorrendo. Ottimo: stai fornendo un servizio di pubblica utilità, ma a te cosa ne viene in tasca? Se quei video non sono collegati ad altri contenuti, per esempio a post del blog di approfondimento o a sales page dove proponi un servizio di progettazione, chi guarda (e magari apprezza anche) i tuoi video rimarrà per sempre un semplice spettatore, non diventerà mai un cliente reale e pagante.

Insomma, devi pensare ai social non come a un punto di arrivo, ma come a un luogo di transito: il luogo attraverso il quale intercetti i potenziali clienti per portarli dove vuoi tu, e cioè sui tuoi canali proprietari.

Il messaggio dei social

Ma non è ancora finita: una volta che hai scelto su quali social stare, e una volta che hai capito qual è il posto di quei social all’interno della tua strategia, devi decidere cosa vuoi dire attraverso i social, qual è il messaggio che vuoi trasmettere.

Il tuo messaggio, ovviamente, deve essere coerente: coerente con te e con l’identità del tuo brand, coerente con i servizi o i prodotti che proponi, e coerenti con tutti gli altri elementi della tua comunicazione online e offline.

Se, per esempio, sei un artigiano attento all’ambiente, se per realizzare i tuoi prodotti usi solo materiali di riciclo, va bene affrontare temi legati a questi argomenti. Se, invece, vendi una linea di oggetti per la casa realizzati interamente in plastica, be’, nel momento in cui dovessi decidere di sposare la causa di Friday is for Future avremmo un problema.

Se, poniamo il caso, traduci sottotitoli per film e serie tv, se decidi di scrivere un post blog per parlarmi dell’ultima produzione della BBC, è tutto a posto. Se, invece, localizzi siti web di strutture ricettive, nel momento in cui sulla tua pagina Facebook condividi il trailer di Queste oscure materie, capisci che rimarrei un filo spiazzata.

E una volta che hai deciso quale messaggio vuoi trasmettere attraverso i social devi trasmetterlo con costanza.

Non significa che devi finire al manicomio perché hai deciso di pubblicare un post ogni due giorni, anche se hai poche idee e pochissimo tempo. Ma che devi stabilire, almeno per grandi linee, una cadenza di pubblicazione che ti faccia dormire sonni tranquilli, che ti permetta di pianificare in tempo, e che consenta a chi ti segue di avere tue notizie in maniera regolare.

Stare bene sui social è facile (se sai come farlo)

Insomma, parafrasando il titolo di un celebre libro, stare bene sui social è facile (se sai come farlo).

E se non sai come farlo, sono qui apposta.

Ma prima di pensare ai social, occupati dei canali proprietari: del sito, del blog, della newsletter. 

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