Ti serve davvero un manifesto?

19 Mar, 2018 | Branding

Il mio manifesto è una playlist

Se mi conosci un po’, anche solo virtualmente, forse sai che il mio manifesto è una playlist.

Sei curioso di sapere perché? Per tantissime ragioni, come sempre.

La verità è che io non credo nei manifesti. Onestamente penso di non aver mai letto il manifesto di un brand, nemmeno di quelli che adoro. E tu? Quanti manifesti hai letto? Secondo me pochini, nel migliore dei casi.

Però quando si parla di brand identity e di personal branding, c’è sempre di mezzo questo benedetto manifesto. E ti ripeto che io non credo nei manifesti. Anzi, ti dico di più: secondo me, spesso i manifesti sono inutili.

Ti serve davvero un manifesto?

Che si tratti di lavoro o di vita, c’è una domanda che cerco di farmi sempre. Ed è una domanda semplice: mi serve?

Le domande semplici però sono le più infingarde: ti costringono ad andare a fondo e ti conducono verso risposte complesse.

Certo, se pensiamo alla funzione del manifesto, che è quello di trasmettere i valori del nostro brand, risponderemo: Sì, sì, certo che mi serve!

Se però consideriamo l’identità del nostro brand non come una serie di pezzi scollegati tra loro, ma come le tessere di un puzzle che si incastrano per dare forma a un disegno unico, forse la nostra risposta cambierà.

Se ragioniamo in quest’ottica, con ogni probabilità, ci convinceremo che un manifesto non ci serve.

I pezzi del puzzle della brand identity

Come sicuramente sai, i pezzi di quel pazzo puzzle che si chiama brand identity sono tanti.

  • C’è la vision, cioè l’insieme dei tuoi valori
  • c’è la mission, cioè quello che fai e il modo in cui lo fai
  • c’è la visual identity, cioè il logo, l’immagine coordinata e, in generale, tutto quello che non è invisibile agli occhi
  • c’è il naming, che può essere il tuo nome e cognome o il nome del tuo brand
  • c’è il titolo, che può essere tradizionale o più creativo
  • c’è lo slogan, o motto o pay-off
  • c’è il manifesto
  • e c’è ancora tanta altra roba.

Come ti dicevo prima, secondo me, per creare un’identità coerente e sensata è necessario che tutte queste cose si incastrino bene tra loro.

Non siamo la Nike

Ti faccio un esempio. I miei valori li trovi dappertutto: nel logo, nel payoff, tra le righe delle pagine del mio sito, nei post del blog, perfino nelle foto che pubblico su Instagram. O almeno spero sia così. Diciamo che faccio del mio meglio perché sia così.

In cosa credo? In un milione di cose.

  • Credo che ognuno di noi è unico
  • Credo che ognuno di noi si merita un business altrettanto unico
  • Credo che per ottenere risultati occorre lavorare sodo
  • Credo che piccolo passo dopo piccolo passo si arriva lontano
  • Credo che dagli sbagli si impara
  • Credo che per ogni problema esiste una soluzione
  • Credo che la sincerità paga
  • Credo che un professionista serio e competente può concedersi anche qualche parentesi di cretineria.

Potrei continuare all’infinito, ma ti risparmio il supplizio.

E se un po’ mi conosci e un po’ mi segui, tutti questi valori li hai visti fare capolino qua e là, praticamente ovunque, anche se non hai mai ascoltato la mia playlist-manifesto.

Ecco perché, secondo me, se abbiamo una brand identity a prova di bomba, il manifesto non ci serve. In fondo, non siamo la Nike.

E quindi? Perché la playlist?

All’inizio non c’era nessuna playlist, né su Spotify né nei miei pensieri.

Però, come forse sai, la musica è il mio radar. Parafrasando un poeta, potrei dire: Sono tutta musica, mi batte dappertutto.

E considerato quanto è importante la musica per me, nella mia vita, volevo portarne un po’ anche nel mio brand.

Se ci fai caso, tutti i titoli dei miei post sono stralci o titoli di canzoni, proprio come i nomi dei miei prodotti e dei miei servizi. Tra le persone che mi ispirano, molte fanno musica. Nelle newsletter, ogni tanto consiglio dei dischi. Mi è capitato di partire dalla musica per condividere le mie riflessioni sulla vita da freelance.

Insomma, la musica c’è. Non è protagonista perché non avrebbe senso, ma è la colonna sonora della mia comunicazione.

Così mi è venuta l’idea della playlist-manifesto.

Ho pensato che poteva essere una cosa simpatica, coerente con tutto il resto, poco impegnativa ma allo stesso tempo stimolante. Ed è più probabile che qualcuno decida di ascoltare una playlist, magari mentre legge un post, e non che decida di cliccare su “leggi il mio manifesto”.

Ricapitoliamo?

Fai del tuo meglio per creare una brand identity coerente e sensata che trasmetta i tuoi valori.

Magari comincia da questo post dove provo a spiegarti di cosa parliamo quando parliamo di brand identity. Con parole semplici. E anche suggerendoti alcune delle domande che dovresti farti per capire chi sei, cosa fai, come lo fai, e per cominciare a mettere a fuoco vision, mission, titolo, slogan.

E se poi vuoi avere anche un manifesto, metti in moto la creatività e realizza qualcosa che ti rappresenti, non solo nei contenuti, ma anche nella forma, e soprattutto che i tuoi potenziali clienti abbiano voglia di leggere, guardare, ascoltare, annusare… o quello che è.

♫ Manifesto – CCCP

La tua brand identity ti rappresenta davvero? No?

Potremmo lavorarci insieme!

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