TOLSTOJ È MORTO

30/05/2020 | degni di nota

Bimba di Tolstoj

Quando, poco meno di un anno fa, ho intrapreso il mio mirabolante viaggio alla scoperta dei russi, mai avrei immaginato che proprio un russo sarebbe diventato uno dei miei scrittori preferiti di sempre e per sempre.

Con Tolstoj, però, non è stato amore a primo libro. E il perché è presto detto: avevo letto La morte di Ivan Il’ic in un periodo in cui leggevo pochissimo, senza essere minimamente preparata o pronta, e per di più in una traduzione che gridava vendetta. Ma quell’episodio non lo considero neanche – e, infatti, presto recupererò una Morte di Ivan Il’ic come dio comanda, e sarà come leggerlo per la prima volta.

La scintilla è scoccata con la Sonata a Kreutzer, uno dei libri più potenti e sconvolgenti in cui mi sia mai imbattuta. E poi, quando nella mia vita è entrato Lèvin*, niente è più stato come prima – e, raga, non ho ancora letto Guerra e Pace.

E insomma, sì, sono una bimba di Tolstoj.

*Non mi va giù il titolo di “quello schifo di romanzo” – testuali parole di Tolstoj in versione drama queen – perché, per me, non è il romanzo di Anna, è il romanzo di Lèvin.

Niente mezze misure

Ora, se non si fosse ancora capito, io non conosco le mezze misure. Non è che una cosa mi piace e quell’altra no. Io amo. Oppure odio – anzi, detesto: odio è proprio una brutta parola. Comunque, che ami o detesti, è sempre follemente, al punto che sviluppo vere e proprie ossessioni. E potevo non farmi ossessionare da Tolstoj?

Piccola parentesi: provo un’avversione totale per introduzioni, prefazioni, appendici e compagnia e le salto a piè pari e senza alcun rimorso. Quindi, pur avendo completamente perso la testa per Tolstoj, mi sono mossa a lungo in uno spazio del tutto ignoto, privo di punti di riferimento e di contesto. Finché una sera, facendo zapping selvaggio, mi sono imbattuta in una roba di Lucarelli che raccontava gli ultimi giorni del mio amato, e mi è tornato in mente un libro che avevo messo in wishlist – in un periodo in cui mettevo in wishlist tutto quello che aveva a che fare coi russi. Ho recuperato il libro e boom!

Tolstoj è morto

Quel libro è Tolstoj è morto di Vladimir Pozner. E voi probabilmente starete pensando: E vabbè, che palle, è morto, riposi in pace, amen. E invece no.

Perché, tanto per cominciare, Tolstoj era matto come un cavallo – piccolo dettaglio che me lo fa amare, se possibile, ancora di più. E pure nella sua morte c’è una dimensione letteraria, epica, quasi mitica.

Il vecchio Tolstoj è in fuga – da chi? da cosa? perché? Boh, non lo so, ma ripeto: era matto come un cavallo. Nel bel mezzo della fuga, però, è colto da un malore ed è costretto a interrompere il suo viaggio e a fermarsi in una anonima località nel mezzo del nulla. Località nel mezzo del nulla, Astapovo, che per qualche giorno diventerà letteralmente l’ombelico del mondo.

Appena la notizia trapela, Astapovo e la casetta rossa del capostazione dove Tolstoj e il suo entourage hanno trovato alloggio vengono prese d’assalto. Arrivano giornalisti da ogni angolo della Russia. E comincia un tam-tam di bollettini, dispacci, telegrammi. Come sta Tolstoj? Cosa dicono i medici? Ha mangiato? Ha parlato? Ha visto qualcuno? Ma soprattutto, vivrà?

Insomma, una copertura mediatica totale e, diciamocelo, anche un po’ morbosetta, una roba che farebbe crepare d’invidia Barbara D’Urso e pure Enrico Mentana. Ma ci sta, perché stiamo parlando di Tolstoj, del grande scrittore e dell’amico del popolo. C’è un paese intero, anzi un continente intero, che segue la vicenda col fiato sospeso.

Chi era Tolstoj?

Pozner è bravissimo a ripercorrere gli ultimi giorni di Tolstoj, anzi a ripercorrere il primo caso mediatico della storia: lo fa con precisione, tenendo il ritmo sempre altissimo, tenendo anche il lettore, che sa benissimo come andrà a finire, col fiato sospeso. Spoiler: Tolstoj, alla fine, muore.

Ma il colpo di genio sta altrove: Pozner infatti intervalla i capitolo di “cronaca”a capitolo nei quali, con l’ausilio di stralci di diari, lettere, testimonianze e compagnia, ripercorre la storia del matrimonio di Tolstoj e Sòf’ja Andrèevna. E sono proprio quei capitoli che ci fanno capire qualcosa di più non tanto dello scrittore quanto dell’uomo: del suo rapporto con la moglie, con i figli, ma anche con la religione e, in parte, con la scrittura. Fanno capire qualcosa in più, non tutto. Tanto che, alla fine, ti viene voglia di sapere altro, di approfondire, di provare a capire chi era davvero quel pazzo furioso di Tolstoj.

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