Prima della visual identity e prima del sito

11 Dic, 2017 | Branding

Partire a razzo

Chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di piccoli business che partono a razzo, con una visual identity da urlo e un sito web che nemmeno un ecommerce di proporzioni megagalattiche. No, non è vero. Però è vero che in molti partono da lì, e che investono gran parte del loro budget in quelle due cose: la visual identity e il sito web. E partendo da lì rischiano di commettere un errore colossale.

Non mi stancherò mai di ripetere che è fondamentale investire nel proprio business, ma occorre farlo con criterio e usando la testa. E, se possibile, seguendo un ordine, non tanto cronologico quanto logico.

Rallentare e fare un passo indietro

Chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di piccoli business che si sono fatti creare una visual identity e un sito web sull’onda dell’entusiasmo, senza aver prima lavorato su tutto quello che in realtà viene prima.Be’, io ne ho visto tanti, anche tra i miei clienti.

Forse ormai lo sai che secondo me è sempre possibile aggiustare il tiro e raddrizzare quello che è storto e sghembo. Ma è più facile fare le cose bene fin dal principio, anziché metterci le pezze in corsa.

Una questione di identità

Ecco, io ho visto, vedo e temo che vedrò ancora a lungo, tanti piccoli business che si sono dimenticati che prima di ogni altra cosa viene l’identità, quella che chiamiamo brand identity o più semplicemente branding.

Cioè: chi sei, cosa fai, come lo fai, magari anche per chi lo fai. L’insieme di tante cose apparentemente piccole, apparentemente banali, apparentemente scontate, e ahimè sottovalutate e perfino bistrattate.

Per usare i paroloni: vision e mission. Ma ancora prima, personalità e passioni. E dopo, e solo dopo, naming, titolo, slogan, manifesto e chi più ne ha più ne metta. E ancora dopo tutto il resto, che sia il logo WOW con tutta l’immagine coordinata, oppure il sito web col blog più interessante della storia dei blog.

Fatti le domande giuste

Se non parti da lì, rischi di fare un buco nell’acqua.Cosa racconterai al bravissimo graphic designer che dovrà creare la tua immagine coordinata? Mi chiamo Anna, mi occupo di traduzioni legali dal tedesco all’italiano e voglio un logo con il viola? Dai, è un po’ pochino.

Nemmeno il più capace graphic designer dell’universo riuscirà a realizzare qualcosa di buono se il materiale chi gli fornisci si limita a queste informazioni da pagine gialle. Quindi ti sommergerà di domande, domande alle quale non saprai rispondere, se non ci hai pensato prima.

Immagina di ritrovarti davanti a un questionario del tipo:

  • Qual è la tua vision?
  • Qual è la tua mission?
  • Chi è il tuo potenziale cliente?
  • Cosa vuoi trasmettergli con la tua visual identity?

Forse sarebbe più semplice rispondere alle domande dei test di ingresso per la Nasa.

Lo stesso discorso vale per il web designer che dovrà progettare il tuo sito. Anche lui ti sommergerà di domande, e anche di fronte a quelle domande rischierai di andare nel panico.

Trova le risposte

Una visual identity non deve essere bella, deve funzionare. Un sito internet anche. Per carità, devono anche essere belli, ma quello è secondario, anche perché il bello è soggettivo.

Se funzionano oppure no, invece, è oggettivo: lo dicono i numeri, e non solo quelli del fatturato.

Una visual identity e un sito belli ma che non ballano, non ti servono a niente. Quindi prima di buttare via i tuoi soldi, prenditi il tempo necessario per lavorare sul tuo brand, sulla tua identità.

Quando avrai capito chi sei, cosa fai, come lo fai, per chi lo fai, e cosa vuoi, allora sì, affidati a un graphic designer e a un web designer e preparati a spaccare.

♫ Prima di partire per un lungo viaggio – Irene Grandi

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