VITE CHE NON SONO LA MIA

22/05/2020 | francofonia

Qualche giorno fa, dicevo a un’amica, che nella mia Santissima Trinità, c’è il Padre (Roth), c’è il figlio (Ellis), e c’è lo Spirito Santo (Carrère).

Carrère, però, a differenza degli altri due è una new entry. E per una ragione semplice: sono una deficiente.

Scusa, Carrère

Quando vivevo in Francia, Carrère era ovunque. Sono arrivata che era uscito da poco Vite che non sono la mia, e a stretto giro di posta è stato il turno di Limonov. Non c’era una libreria che non esponesse i suoi libri e la sua faccia, e spuntava spesso anche in tv. Perciò, essendo – come dicevo prima – una deficiente, avevo deciso – peraltro senza aver letto nemmeno mezza riga scritta da Carrère e senza mai averlo sentito parlare in tele – che doveva essere una specie di Fabio Volo, e per di più parigino e bobo.

Sono passati gli anni, sono rimasta una deficiente, e non ho più pensato a Carrère – anche perché nel frattempo sono tornata in Italia, e qui da noi, le librerie tendono a esporre altri libri e altre facce.

Finché in un gruppo di lettura nel quale ero entrata con l’intenzione di superare un lunghissimo blocco del lettore, si decise che avremmo letto L’avversario. È stato subito amore. Anzi, un colpo di fulmine. Che era amore l’ho capito qualche mese dopo, quando ho letto Limonov. E che era un amore che non sarebbe finito mai ma che, al contrario, si sarebbe nutrito di parole, storie e viaggi mentali, l’ho capito qualche settimana fa, quando ho letto anche Vite che non sono la mia.

Francofonia portami via

Apro una piccola parentesi: Vite che non sono la mia l’ho letto insieme a un gruppetto di persone che hanno deciso di fare un breve viaggio alla scoperta della narrativa contemporanea in lingua francese (#francofoniaportamivia). I libri che stiamo leggendo sono, ciascuno a suo modo, tutti significativi, perché sono scritti da autori che entrerebbero di diritto in un ipotetico canone – vanno forte i canoni, di questi tempi – della narrativa francofona contemporanea. E non potendo tenere fuori Carrère, ho deciso di giocarmi il carico. Perché Vite che non sono la mia è probabilmente il suo libro di maggior successo e anche quello più amato – se interessa a qualcuno, al momento, il mio preferito resta Limonov.

Vite che non sono la mia

La storia la conoscete tutti, immagino: tsunami, malattie, morte, lutto. Non a caso, quando qualcuno annuncia che si appresta a leggere Vite che non sono la mia, c’è sempre qualcun altro che gli consiglia di preparare i fazzoletti.

Ebbene, visto che oltre che deficiente sono anche arida, leggendo questo libro io non ho versato nemmeno mezza lacrima. Certo, ci sono dei momenti emotivamente molto intensi, e sarei disonesta se lo negassi, ma c’è altro, c’è molto altro.

Ok, c’è il dolore, c’è tantissimo dolore, e il dolore è un’arma a doppio taglio: è difficile da maneggiare, si rischia sempre di scadere nel sentimentale, nel patetico. E spesso, infatti, la narrativa del dolore è illeggibile. Carrère però è tutto fuorché sentimentale e patetico, benché non privo di sensibilità. La sensibilità del buon Emmanuel, però, è lucida – e sempre accompagnata da una certa dose di cinismo.

Perché Carrère dà prova di un’empatia straordinaria e assolutamente fuori dal comune quando si tratta degli altri, ma allo stesso tempo, quando si tratta di lui, è spietato. La sua sincerità è brutale, ai limiti dell’osceno. Ed è in questo modo, credo, che riesce a creare e a mantenere costantemente un equilibrio perfetto.

C’è altro dicevo. E cos’è questo altro? Quello che c’è in tutti i suoi libri, che poi è quello per cui alcuni lo detestano – e quello per cui, invece, altri lo amano.

Secondo qualcuno, infatti, il buon Emmanuel sarebbe un autore egocentrico, incapace di farsi da parte. E come dare torto a chi la pensa così?

Autruifiction

Eravamo impegnati in un progetto comune, quel progetto implicava che mi raccontasse la sua vita e lui non ha mai fatto mistero del piacere che la cosa gli procurava. Ama parlare di sé. È il mio modo di parlare degli altri e agli altri, dice, e con grande perspicacia ha osservato che è anche il mio. Sapeva che, parlando di lui, avrei necessariamente parlato di me.

Boom! Quando ho letto questo passaggio ho provato una sensazione simile a quella che provo ogni volta che, da qualche parte, Ellis scrive che Patrick Bateman non era un serial killer, non andava veramente in giro a torturare e uccidere la gente. Ho pensato: ok, finalmente l’hai detto chiaro e tondo, ma c’era davvero bisogno che lo dicessi chiaro e tondo? non è sempre stato ovvio?

Insomma, cosa scrive Carrère? Romanzi? No – certo, ha scritto anche dei romanzi, pura fiction, La settimana bianca e I baffi, ma non ho ancora letto nessuno dei due. Scrive biografie? No – L’avversario e Limonov non sono biografie. Scrive memoir? No – Vite che non sono la mia non è un memoir. Scrive autofiction? No – Un romanzo russo, che non ho ancora letto ma che recupererò a breve, temo non sia autofiction. E quindi?

Autruifiction, così ho deciso di chiamare quello che scrive Carrère. Ovvero: raccontare le storie di altri, di altri non fittizi, non personaggi immaginari ma reali, pure troppo, per parlare di sé. E neanche. Perché Carrère non parla di sé, non in senso stretto. Carrère solleva un velo, apre uno spiraglio, ci mostra quello che succede nella sua testa, prova a spiegarcelo – anzi, a spiegarselo.

E lo capisco: a qualcuno piace, a qualcun altro no.

Io, dal canto mio, ogni volta che leggo qualcosa di Carrère mi sento una privilegiata, perché non saprei come definire se non un privilegio (peraltro immenso), la possibilità di farmi un giro dentro la testa del buon Emmanuel. Del resto, appartengo a quella categoria di lettori che quando si appresta a leggere qualcosa, non vuole preparare i fazzoletti ma i taccuini per gli appunti.

ISCRIVITI A TIMSHEL

TIMSHEL è una newsletter discreta: arriva una volta al mese nella tua casella di posta e non cerca di venderti niente. Parla di editoria, di traduzione, di scrittura e di libri.

Leggi la privacy policy.

Ovviamente puoi cancellare l’iscrizione quando vuoi attraverso l’apposito link che trovi in calce a tutte le mail.

VUOI LAVORARE CON ME?

Sei uno SCRITTORE?

Sei un EDITORE?

Sei un LIBRAIO?